La prova di tenuta chiude l’impianto, lo porta in pressione con una pompa e un manometro e misura se la pressione cala nel tempo. Se scende, c’è una perdita; dividendo i circuiti si capisce se è su acqua fredda, calda o riscaldamento. Dura 30-60 minuti e non dice dove è la perdita, ma se c’è e dove non c’è.
La prova di tenuta è il primo esame di ogni ricerca perdite seria. Prima di accendere termocamere e geofoni, il tecnico deve rispondere a una domanda semplice: l’impianto perde davvero? E se sì, quale parte? La prova di tenuta risponde in 30-60 minuti con un manometro. È il test che evita di cercare per ore una perdita sull’acqua che in realtà è un’infiltrazione dal terrazzo, e che dimostra, con un dato oggettivo, chi deve pagare.
Consiste nel chiudere un circuito idraulico, portarlo a una pressione nota e osservare se la pressione resta stabile. Un impianto sano tiene la pressione per ore. Un impianto con una falla la perde: tanto più in fretta quanto più grande è il buco. È lo stesso principio con cui si controlla una camera d’aria della bicicletta, applicato con strumenti di precisione.
Si esegue su:
Dimostra tre cose, ognuna con un peso pratico e legale:
La prova di tenuta con esito positivo dopo la riparazione è anche il collaudo che chiude il lavoro: l’idraulico ripara, il tecnico rimette in pressione e certifica che l’impianto tiene, prima di chiudere il pavimento.
Non dice dove è la perdita. Un impianto che cala di 0,5 bar in mezz’ora può avere il foro in bagno, in cucina o nel corridoio. Per il punto esatto servono geofono, gas tracciante e termocamera. Inoltre non copre gli scarichi, che non sono in pressione: per quelli si fa la prova di riempimento del tubo con tappo o la videoispezione.
Attenzione ai falsi positivi: una cassetta wc con galleggiante che sfiora, una valvola di sicurezza della caldaia che gocciola o un rubinetto esterno non chiuso bene fanno calare la pressione senza alcuna perdita nascosta. Il tecnico li esclude prima di iniziare.
La prova di tenuta è compresa nel sopralluogo a preventivo di Ricerca Perdite Acqua Milano e viene eseguita all’inizio di ogni intervento. Come collaudo singolo, per esempio prima di un rogito o dopo una ristrutturazione, costa a preventivo. Conviene farla quando il contatore gira a rubinetti chiusi, quando la caldaia perde pressione ogni settimana, quando compare una macchia di cui non si capisce l’origine, e sempre prima di chiudere le tracce in un impianto nuovo. Per ogni dubbio trovi le risposte nella pagina domande frequenti oppure puoi scrivere dalla pagina contatti.
Almeno 30 minuti dopo la stabilizzazione, meglio 60 per le microperdite. Per il collaudo di impianti nuovi si arriva a 2 ore o più, con pressione di prova più alta, secondo le indicazioni del produttore dei tubi.
Su un impianto domestico, un calo superiore a 0,2 bar in 30 minuti dopo la stabilizzazione indica perdita. Cali più piccoli possono dipendere da temperatura e dilatazione, e vanno verificati ripetendo la prova.
Sì. La relazione con i valori di pressione, i tempi e le foto del manometro è un documento tecnico oggettivo. Dimostra se il tuo impianto tiene oppure no e su quale circuito è il problema.
Il circuito di riscaldamento si prova a parte, attraverso il manometro della caldaia o con una pompa sul collettore, a pressione di 2-3 bar. La caldaia viene isolata con le sue valvole per non sollecitare lo scambiatore.
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