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Tecniche e strumenti

Prova di tenuta dell’impianto idrico: come si fa e cosa dimostra

Pubblicato il 19/05/2026 · Ricerca Perdite Acqua Milano
In breve

La prova di tenuta chiude l’impianto, lo porta in pressione con una pompa e un manometro e misura se la pressione cala nel tempo. Se scende, c’è una perdita; dividendo i circuiti si capisce se è su acqua fredda, calda o riscaldamento. Dura 30-60 minuti e non dice dove è la perdita, ma se c’è e dove non c’è.

La prova di tenuta è il primo esame di ogni ricerca perdite seria. Prima di accendere termocamere e geofoni, il tecnico deve rispondere a una domanda semplice: l’impianto perde davvero? E se sì, quale parte? La prova di tenuta risponde in 30-60 minuti con un manometro. È il test che evita di cercare per ore una perdita sull’acqua che in realtà è un’infiltrazione dal terrazzo, e che dimostra, con un dato oggettivo, chi deve pagare.

Che cos’è la prova di tenuta?

Consiste nel chiudere un circuito idraulico, portarlo a una pressione nota e osservare se la pressione resta stabile. Un impianto sano tiene la pressione per ore. Un impianto con una falla la perde: tanto più in fretta quanto più grande è il buco. È lo stesso principio con cui si controlla una camera d’aria della bicicletta, applicato con strumenti di precisione.

Si esegue su:

  • impianto di adduzione acqua fredda e calda sanitaria;
  • impianto di riscaldamento, a radiatori o a pavimento;
  • impianti antincendio, irrigazione e piscine;
  • impianti nuovi, prima di chiudere le tracce, come collaudo.

Quali strumenti servono?

  • Manometro di precisione con scala 0-10 bar e risoluzione di 0,1 bar, meglio se digitale con registrazione nel tempo.
  • Pompa di prova manuale o elettrica per portare il circuito alla pressione voluta.
  • Tappi e raccordi per isolare rubinetti, sanitari e cassette wc.
  • Cronometro: il tempo è parte della misura.

Come si esegue passo per passo?

  1. Lettura del contatore: con tutti i rubinetti chiusi, si osserva il contatore MM Spa per 5-10 minuti. Se gira, la perdita c’è ed è a valle del contatore. Questo è già un primo risultato.
  2. Isolamento: si chiude il rubinetto generale e si escludono i punti che potrebbero falsare la prova: cassette wc con galleggiante, lavatrice, caldaia, addolcitore.
  3. Pressurizzazione: si collega la pompa a un rubinetto e si porta il circuito a 4-6 bar, un po’ sopra la pressione di rete che a Milano è di 3-4 bar.
  4. Stabilizzazione: si attendono 10 minuti. Piccoli cali iniziali dipendono dalla dilatazione dei tubi e dall’aria intrappolata, non da perdite.
  5. Misura: si legge il manometro ogni 5 minuti per 30-60 minuti. Un calo superiore a 0,2 bar in mezz’ora, su un impianto domestico, indica perdita.
  6. Divisione dei circuiti: si ripete la prova separando acqua fredda, acqua calda e riscaldamento, chiudendo le valvole a monte del boiler o della caldaia. Il circuito che cala è quello colpevole.

Cosa dimostra la prova di tenuta?

Dimostra tre cose, ognuna con un peso pratico e legale:

  • Che la perdita esiste (o non esiste). In un condominio anni ’60 di via Washington, una macchia sul soffitto del piano sotto può venire dal bagno di sopra o dal terrazzo condominiale. Se l’impianto del bagno tiene la pressione, il proprietario del piano superiore ha la prova di non essere responsabile, e la questione passa alle parti comuni ai sensi dell’art. 1117 c.c.
  • Su quale circuito. Sapere che perde l’acqua calda e non la fredda dimezza subito l’area di ricerca e indirizza gli strumenti successivi.
  • Quanto perde. Dal calo di pressione e dal volume dell’impianto si stima l’entità: un calo di 1 bar in 10 minuti è una perdita franca, uno di 0,3 bar in un’ora è una microperdita da gas tracciante.

La prova di tenuta con esito positivo dopo la riparazione è anche il collaudo che chiude il lavoro: l’idraulico ripara, il tecnico rimette in pressione e certifica che l’impianto tiene, prima di chiudere il pavimento.

Cosa la prova di tenuta non dice?

Non dice dove è la perdita. Un impianto che cala di 0,5 bar in mezz’ora può avere il foro in bagno, in cucina o nel corridoio. Per il punto esatto servono geofono, gas tracciante e termocamera. Inoltre non copre gli scarichi, che non sono in pressione: per quelli si fa la prova di riempimento del tubo con tappo o la videoispezione.

Attenzione ai falsi positivi: una cassetta wc con galleggiante che sfiora, una valvola di sicurezza della caldaia che gocciola o un rubinetto esterno non chiuso bene fanno calare la pressione senza alcuna perdita nascosta. Il tecnico li esclude prima di iniziare.

Quanto costa e quando farla?

La prova di tenuta è compresa nel sopralluogo a preventivo di Ricerca Perdite Acqua Milano e viene eseguita all’inizio di ogni intervento. Come collaudo singolo, per esempio prima di un rogito o dopo una ristrutturazione, costa a preventivo. Conviene farla quando il contatore gira a rubinetti chiusi, quando la caldaia perde pressione ogni settimana, quando compare una macchia di cui non si capisce l’origine, e sempre prima di chiudere le tracce in un impianto nuovo. Per ogni dubbio trovi le risposte nella pagina domande frequenti oppure puoi scrivere dalla pagina contatti.

Domande frequenti

Quanto deve durare una prova di tenuta?

Almeno 30 minuti dopo la stabilizzazione, meglio 60 per le microperdite. Per il collaudo di impianti nuovi si arriva a 2 ore o più, con pressione di prova più alta, secondo le indicazioni del produttore dei tubi.

Quale calo di pressione indica una perdita?

Su un impianto domestico, un calo superiore a 0,2 bar in 30 minuti dopo la stabilizzazione indica perdita. Cali più piccoli possono dipendere da temperatura e dilatazione, e vanno verificati ripetendo la prova.

La prova di tenuta vale come prova per il vicino o l’assicurazione?

Sì. La relazione con i valori di pressione, i tempi e le foto del manometro è un documento tecnico oggettivo. Dimostra se il tuo impianto tiene oppure no e su quale circuito è il problema.

Si può fare la prova di tenuta con la caldaia collegata?

Il circuito di riscaldamento si prova a parte, attraverso il manometro della caldaia o con una pompa sul collettore, a pressione di 2-3 bar. La caldaia viene isolata con le sue valvole per non sollecitare lo scambiatore.

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